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lunedì 9 settembre 2013

QUESTIONE DI GUSTI

Ma voi ce l'avete un dolce preferito? 
Uno di quelli che vi fate appositamente preparare per il compleanno, quel dolce che vi manda particolarmente in estasi al primo boccone?
Scommetto che almeno per il cinquanta per cento di voi (ma forse anche il sessanta per cento) mi dirà "Tiramisù". 
Già a chi non piace il tiramisù?! 
Non a caso è al primo posto nella top ten dei dolci italiani più apprezzati nel mondo! 
Gli hanno pure dedicato una giornata mondiale... il "World Tiramisù Day", vi rendete conto?
Per molti anni è stato il protagonista indiscusso del mio compleanno...
Ogni ventisei giugno, non si festeggiava il mio compleanno senza una bella ciotola di tiramisù della mamma... per non parlare di quello della nonna che, per farmi ancora più felice ci metteva dentro, sopra ogni strato di mascarpone, un bel pò di cioccolato fondente spezzettato... 
Ecco mangiare quel tiramisù era un pò come fare una caccia al tesoro, quando addentavi quel pezzettone di cioccolato ti si illuminavano gli occhi e sorridevi a trentadue denti nemmeno avessi fatto sei al Superenalotto!
In realtà a pensarci bene, le foto dei miei primi compleanni mi ritraggono con la classica torta al cioccolato, simil pan di spagna, semplice semplice, ricoperta di cioccolato fuso e guarnita con i "chicchini colorati" come li chiamavo io, ovvero le codette di zucchero... In effetti, era decisamente più pratica la torta al cioccolato rispetto al tiramisù...Vi immaginate tutti quei bambinetti sbrodolati da capo a piedi di mascarpone?! Ma da quando ho acquistato un certo potere decisionale, il tiramisù era quello che chiedevo ogni anno!
Sono convinta però che, nonostante sia il dolce preferito della maggior parte di voi, nessuno lo preparerà nello stesso identico modo.
E' curioso infatti come, di Tiramisù, ne esistano innumerevoli versioni, tutte differenti: Usate i savoiardi o i pavesini? O magari il pan di spagna... E li bagnate con il caffè o il cioccolato? E la crema di mascarpone come la preparate? con le uova pastorizzate? la panna?  ...E poi c'è chi, per non rinunciare in alcun modo alla linea, si concede una fetta (che poi sarebbe meglio parlare di cucchiaiata, visto che almeno in teoria è un dolce al cucchiaio) di tiramisù light, illudendosi che quello preparato con il philadelphia, o peggio ancora con lo yogurt, al posto del mascarpone, sia comunque degno di questo nome...sacrilegiooooo!
Bene, allora chiariamo subito una cosa: Dal momento che l'essenza profonda di questo dolce è proprio quello di tirarci su, mi spiegate come fa lo yogurt, a tiravi su? Ma volete mettere la botta calorica che vi da il mascarpone?! 
Perchè dovete sapere che il Tiramisù in realtà è nato verso la fine del XVII come una sorta di viagra! 
Si narra infatti che vide la luce a Siena, in occasione della visita di Cosimo III de' Medici. I pasticcieri della città decisero di realizzare, proprio in onore del granduca, un dolce che rappresentasse le sue caratteristiche. Doveva essere un dolce “importante” che contenesse al suo interno ingredienti semplici ma gustosi, ma doveva essere anche un dolce sfarzoso e goloso poiché il nobile era un gran golosone. Venne così realizzata la “Zuppa del duca” che divenne un dolce talmente apprezzato che si diffuse subito tra i cortigiani che attribuivano al dolce proprietà eccitanti e afrodisiache e ne consumavano abbondanti porzioni prima di ogni incontro amoroso. Fu così che la "Zuppa del duca" cambiò il suo nome divenendo per tutti il "Tirami su" !
Vista la recente diatriba (http://www.vanityfair.it/vanityfood/food-news/13/08/29/la-guerra-del-tiramis%C3%B9-tra-veneto-e-friuli) sull'origine del Tiramisù (il Governatore del Veneto ha chiesto di recente l'attribuzione dello status STG - specialità tradizionale garantita- al fine di riconoscerne la provenienza trevigiana) ci tengo però a precisare che questa è solo una delle leggende più curiose e divertenti trovate in rete, non voglio certamente polemizzare sull'attribuzione della ricetta del tiramisù alla Toscana piuttosto che al Veneto o al Friuli! Anche perchè sarei troppo di parte!
Insomma, siccome non si sa chi abbia inventato per certo questo dolce, è ovvio che non esiste una ricetta originale...E visto che è ben accetta ogni versione, purchè calorica e golosa, oggi vi presento la mia.



Premetto però che la ricetta tradizionale di famiglia vuole che il buon tiramisù di mamma Eliana sia realizzato a base di pavesini imbevuti nel cioccolato fondente sciolto insieme al caffè espresso e ricoperti di crema di mascarpone ottenuta con dosi "a occhio" alla maniera della nonna Assuntina: "Ricorda: per fare la crema mascarpone devi usare un cucchiaio di zucchero e un uovo per ogni etto di mascarpone meno un bianco".
Siccome, però la ciotolona di tiramisù non si addice molto ai pranzi di compleanno perchè poco elegante e per nulla scenografica, ho ideato la mia versione "a torta", utilizzando come base un pan di spagna al cioccolato (che poi in fin dei conti non è proprio un "pan di spagna" perchè fatto con il burro). Il pan di spagna viene poi tagliato in tre strati, bagnato con il caffè espresso e farcito di crema mascarpone  per poi essere infine decorato con i savoiardi, disposti ai bordi del dolce.
Insomma, come potete notare, non sono di certo una di quelle che patteggia per le versioni light...d'altronde i dolci son dolci, non si può stare di certo a contarne le calorie, piuttosto sto a digiuno una settimana, ma una fettina di torta tiramisù non me la leva nessuno, nemmeno diventassi cento chili!



TORTA TIRAMISU'


Ingredienti (teglia dal diametro di 24 cm):
PAN DI SPAGNA AL CIOCCOLATO:
150 gr di burro;
180 gr di cioccolato fondente;
150 gr di farina;
150gr di zucchero;
un pizzico di sale;
6 uova;
1 bustina di vanillina;
1 bustina di lievito
CREMA AL MASCARPONE:
350 gr di mascarpone;
4 uova (3 tuorli e 2 chiare);
100 gr zucchero (circa 4 cucchiai);
- 1 bicchiere di caffè,  
- cioccolato a pezzi grattugiato e savoiardi per guarnire

Procedimento:
Prepariamo il pan di spagna al cioccolato: Innanzitutto facciamo sciogliere il cioccolato a bagnomaria.
Nel frattempo montiamo il burro con 80 g di zucchero, aggiungiamo quindi i tuorli e sbattiamo il tutto con le fruste. Sempre continuando a mescolare aggiungiamo piano piano il cioccolato fuso e la farina setacciata fino a otterete un impasto omogeneo. Montiamo quindi gli albumi a neve con un pizzico di sale e aggiungiamo il restante zucchero e la vanillina continuando a montare per un minuto.
Incorporiamo quindi gli albumi all'impasto un pò per volta fino ad ottenere impasto omogeneo e uniforme, ed infine aggiungiamo il lievito.
Versiamo il composto nella teglia imburrata ed infarinata e livelliamolo per bene, facendo attenzione soprattutto ai bordi.
Inforniamo il dolce a 170° per circa 50 minuti (prova stecchino sempre valida!!!)
Appena tolto dal forno facciamo intiepidire la torta nella tortiera per 5 minuti, poi facciamolo raffreddare su una gratella.
Nel frattempo prepariamo la crema al mascarpone: Dividiamo il bianco dal rosso dell'uovo e li mettiamo in due ciotole distinte. Uniamo ai rossi lo zucchero e mescoliamo bene con le fruste elettriche finchè il composto non diventa chiaro e spumoso. Aggiungiamo quindi il mascarpone e continuiamo a mescolare il tutto.
Montiamo a neve i bianchi dell'uovo e li uniamo al precedente composto continuando a mescolare con un cucchiaio dal basso verso l'alto.
A questo punto tagliamo il pan di spagna al cioccolato in tre dischi della medesima altezza e bagniamo ciascun disco con il caffè caldo non zuccherato. Sistemiamo il primo disco al centro del vassoio , una volta bagnato con il caffè, vi spalmiamo sopra la crema al mascarpone livellandola bene. Vi posizioniamo sopra il secondo disco e ricopriamo anche questo con la crema livellandola bene. Infine completiamo con l'ultimo disco di pan di spagna e  splamiamo sulla superficie e sui bordi la crema al mascarpone rimasta. 
Infine tagliamo i savoiardi e posizioniamoli intorno alla torta con la parte tagliata in basso e cospargiamo tutta la superficie con del  cioccolato fondente grattugiato.



martedì 27 marzo 2012

LA TORTA DI MELE DELLA NONNA ASSUNTINA



Alzi la mano chi mangia la mela a fine pasto. 
Ecco lo sapevo, quasi nessuno! 
Quindi scommetto che, ovviamente, saranno ancora meno le persone che mangiano una mela per merenda! 
Beh, non posso certo negare che mangiare una pesca, corposa e profumata, o un arancia, rossa e succosa, dia ben più soddisfazione di una misera mela, ma le mele hanno molte vitamine, pochissimi grassi e delle ottime proprietà antiossidanti e antitumorali, quindi almeno una volta al giorno ne andrebbe mangiata una perchè fa bene al nostro organismo (non ha caso si dice "Una mela al giorno toglie il medico di torno"), perciò se vi fa fatica sbucciarla, compratela biologica e mangiatela a morsi con la buccia, se cruda non vi piace, mangiatela cotta, lessa o al forno... oppure preparate una bella torta di mele, che sicuramente riesce a raccogliere più consensi di quanto invece riesca a fare quella misera meletta che rimane sempre li, sola soletta nel porta frutta, ammaccata e raggrinzita!  
Già, la torta di mele è forse il dolce più classico, semplice e tradizionale, è quel tipico confort food che riscuote sempre gran successo in ogni occasione ma è anche la torta che ha più varianti in assoluto perchè non esiste LA torta di mele, ogni famiglia ha la sua ricetta, personalizzata in base alle caratteristiche del luogo, gelosamente custodita e tramandata di madre in figlia... 
Così oggi ho pensato di mettere a nudo la torta di mele della mia famiglia e svelare la ricetta di una della torte più buone del mondo... :-)
Questa è infatti una torta assolutamente speciale, e non solo perchè l'ho ereditata dalla mia cara nonna Assuntina, ma anche e sopratutto perchè non è una di quelle torte asciutte e secche, nè tantomeno una di quelle con le mele tagliate a cubetti e amalgamate nell'impasto, ma neppure una crostata: è una torta estremamente soffice e morbida che si mantiene perfettamente per giorni e giorni (ed è anche meglio se preparata il giorno prima!), formata da una sottile base di un profumatissimo impasto, arricchito dall'aroma dolce e fruttato del Vin Santo, e tante mele, tagliate a fettine sottili e disposte (verticalmente) con moooolta cura a raggiera sulla superficie, che, grazie ai liquidi sprigionati durante la cottura, contribuiscono a rendere il dolce più umido e cremoso; è una di quelle ricette talmente semplici e veloci che si fanno ad occhi chiusi...e anche senza bilancia, basta avere a portata di mano un bicchiere ed una tazzina da caffè per misurare le dosi degli ingredienti! 
Quindi non mi rimane che trascrivere la ricetta così com'è, ricopiata paro-paro dal vecchio ricettario della nonna, ad eccezione dell'uvetta ed i pinoli, che ho pensato di aggiungere all'impasto per renderlo più ricco e dolce, non fosse mai troppo light! :-)

TORTA DI MELE AL VIN SANTO


Ingredienti per uno stampo a cerchio apribile del diametro di circa 24cm:
2 uova;
1 bicchiere di zucchero;
2 bicchieri di farina;
1 pò di burro (circa 50 gr di burro);
1 bustina di lievito;
1 bustina di vanillina;
1 tazzina da caffè di Vin Santo;
1tazzina da caffè di latte
2 mele Golden;
50gr di uvetta sultanina;
50gr di pinoli.

Procedimento:
Mettiamo l'uvetta in una tazza con l'acqua calda per farla ammorbidire.
In una ciotola lavoriamo con le fruste elettriche le uova con lo zucchero fin oad ottenere u ncomposto chiaro e spumoso. Aggiungiamo quindi il burro, il latte ed il Vin Santo continuando a mescolare bene per far amalgamare gli ingredienti. Uniamo quindi le polveri: farina, lievito e vanillina. Mescoliamo bene fin quando non avremmo ottenuto un composto omogeneo ed infine uniamo i pinoli e l'uvetta. Se l'impasto sembrerà troppo sodo potete aggiungere un altro pò di latte, ma fate attenmzione perchè comunque è bene che non sia troppo liquido, altrimenti le mele affonderanno nell'impasto.
A questo punto versiamo l'impasto nella teglia imburrata ed infarinata, laviamo le mele, togliamo loro il torsolo e poi sbucciamole e tagliamole a fettine sottili . Disponiamo le fettine di mele a raggi partendo dall’esterno e formando due cerchi, uno interno all’altro.
Inforniamo quindi la torta a 180° per circa 45 minuti.

lunedì 24 ottobre 2011

LA TORTA DELLA NONNA, LA MIA NONNA!



Oggi vi presento un classico della pasticceria toscana, la Torta della Nonna, una sorta di crostata formata da un guscio di pasta frolla  ricoperto di pinoli e zucchero a velo che racchiude all'interno una golosa crema pasticcera, e che deve il suo nome non tanto a una graziosa nonnina che, con spirito di innovazione, sperimentò un nuovo dolce, ma quanto piuttosto ad un cuoco toscano che la ideò per stupire i suoi clienti, stanchi di quei soliti pochi dolci che il ristorante proponeva....
Perchè poi sia stata chiamata proprio Torta della Nonna non ne ho la più pallida idea, forse perchè questo nome evoca un dolce genuino, sano, fatto di pochi e semplici ingredienti e preparato con tanto amore e tanta cura, quella devozione tipica delle nonne, insomma quella classica torta fatta in casa, confortante e golosa! Ma ciò che rende questo dolce ancor più speciale, è l'eleganza e la delicatezza, che la trasforma da semplice torta rustica in qualcosa di più raffinato, insomma un dolce in grado di fare la sua porca figura anche ad una cena chicchetosa! 
Ovviamente, una torta così ghiotta non poteva di certo mancare nel ricettario ricevuto in eredità dalla mia cara nonna Assuntina... Eh, no, l'Assuntina era troppo golosa per farsi scappare una tale bontà, era talmente golosa che spesso e volentieri, veniva beccata in flagrante in cucina a spelluzzicare dentro la dispensa ridendo sotto i baffi! 
Quindi, non c'è da stupirsi se la mia nonna aveva creato una sua particolare versione della classica torta della nonna, arricchendola con della ricotta fresca! Già, avete capito bene, l'interno di questo fragrante guscio di pasta frolla, friabile e burroso, racchiude un delizioso ripieno di crema pasticcera e ricotta, una cremina incredibilmente goduriosa, soffice, dolce e delicata che rende questa torta semplicemente irresistibile... che, insieme a quei pinoli disposti casualmente in superficie e ricoperti da una candida spolverata di zucchero a velo la rendono semplicemente divina! 
Insomma, in poche parole: una torta da leccarsi i baffi!

TORTA DELLA NONNA


Ingredienti per uno stampo a cerchio apribile del diametro di 24cm:
- per la frolla:
300 gr di farina;
150gr di burro;
2 uova;
100gr di zucchero;
1 cucchiaino di lievito;
- per il ripieno:
crema pasticcera:
250gr di latte;
125gr di zucchero;
1 baccello di vaniglia;
2 cucchiai di maizena;
250gr di ricotta.

Procedimento:
Innanzitutto prepariamo la pasta frolla: In una ciotola mescoliamo velocemente il burro con lo zucchero con una forchetta, poi aggiungiamo le uova leggermente sbattute ed infine la farina setacciata con il lievito ed impastiamo il tutto con le mani fino a che non è completamente incorporata ed il composto non è elastico ed uniforme. Formiamo quindi una palla e riponiamola in frigo per almeno un ora.
Quindi nel frattempo prepariamo la crema pasticcera: in un recipiente sbattiamo con le fruste elettriche i tuorli con lo zucchero finchè non diventano chiari e spumosi. Poi aggiungiamo la maizena e mescoliamo bene finchè non è ben incorporata. Intanto in un pentolino dal doppio fondo portiamo ad ebollizione il latte con la vaniglia. QUando sfiora il bollore lo togliamo dal fuoco e lo versiamo a filo nel composto di uova, poi rimettiamo il tutto sul fuoco e mescoliamo in modo costante finchè la crema non si rassoda. A questo punto la facciamo raffreddare, togliamo il baccello di vaniglia e quando sarà ben fredda vi incorporiamo la ricotta fresca.
Infine componiamo il dolce: Stendiamo i due terzi della pasta frolla sul fondo ed i bordi di una tortiera a cerchio apribile rivestita di carta da forno. Quindi versiamo all'interno la farcitura livellando bene, ricopriamo con la pasta rimanente e sigilliamo bene i bordi. Disponiamo sulla superficie i pinoli facendo un pò di pressione affinchè affondino un pò nell'impasto.
Inforniamo a 180° per circa 30 minuti o comunque fin quando la superficie della torta non sarà dorata. Conserviamo in frigo la torta fino al momento di servire.

domenica 18 settembre 2011

LA SCHIACCIATA COLL'UVA DELLA NONNA!


Mi piace pensare che quando sono in cucina a pasticciare da Lassù la mia cara nonna mi guardi, magari facendosi delle gran belle risate, quando, nel panico per la cattiva riuscita di un dolce, mi arrabbio come una scimmia...Ah, se solo potessi rincontrarla per un'ultima volta...la tartasserei di domande per scoprire i segreti della sua cucina visto che ci ha lasciato degli appunti talmente confusionari che non ci rimane che appellarci ai ricordi! Eh sì, purtroppo la nonna Assuntina se n'è andata prima che diventassi così appassionata alla pasticceria...e non saprà mai che le ho rubato tutte le ricette pubblicandole anche sul Blog! ;-)
Ah, chissà se sarebbe fiera di me e di come sono diventata...sicuramente sarebbe fiera di me che sono riuscita a fare la sua insuperabile, la sola e unica...Schiacciata coll'uva!
Ai vostri occhi questa sembrerà una delle tante schiacciate con l'uva che spopolano nei blog in questo  periodo ma vi posso assicurare che non lo è assolutamente! Questa è una VERA schiacciata, perchè fatta con un impasto del tutto simile a quello, che, a Firenze, si usa per fare la "schiacciata", ovvero, quella che nel resto d'Italia chiamano "focaccia" e sopratutto è fatta con l'uva nera da vino, non con l'uva fragola o l'uva da tavola! 
Esatto, avete capito bene, l'AUTENTICA schiacciata con l'uva alla maniera fiorentina altro non è che un dolce-non dolce perchè preparata con un impasto da pane leggermente zuccherato ripieno di uva nera... ma è proprio l'uva, che, spolverata di zucchero, durante la cottura rilascia quel sughetto delizioso che, caramellando l'impasto, rende la schiacciata estremamente dolce, morbida e...appiccicosa! 
Insomma è un dolce davvero particolare, rustico, che in origine, i poveri contadini delle campagne toscane, durante il periodo della vendemmia, preparavano per riciclare e riutilizzare in qualche modo quell'uva che non era adatta alla vinificazione, un dolce che ancora oggi viene preparato alla stessa maniera, con le uve provenienti dalla vendemmia e l'olio "bono", pochi ingredienti, semplici ma genuini. 



Quindi quest'anno, complici dei bei grappoli di Uva Sangiovese portata dal mio fratello al rientro della vendemmia, ho deciso di mettermi all'opera... D'altronde erano anni che Big Jim, dopo aver assaggiato la schiacciata con l'uva della Zia, l'unica persona in famiglia che è riuscita FINO AD ORA a riprodurre fedelmente la schiacciata con l'uva della nonna, mi implorava incessantemente affinchè gli facessi un teglia di schiacciata solo per lui!!!
Il risultato? L'allieva ha superato anche stavolta la Maestra sfornando una schiacciata P E R F E T T A e identica all'originale!!! (E se lo dice Big Jim, esigente e pignolo come pochi... ) 
Beh, in fondo i geni sono gli stessi!!! ;-) 
Adesso provatela un pò e ditemi che ve ne pare...sono sicura che conquisterà anche voi!!!

SCHIACCIATA CON L'UVA

Tovaglia Pic Nic by "Villa d'Este Home"

Ingredienti per una teglia delle dimensioni di 30cmx40cm:
200gr di zucchero + 3/4cucchiai di zucchero in più;
25gr di lievito di birra;
mezzo bicchiere di olio e.v.o + un filo d'olio per condire prima della cottura;
un cucchiaino di semi di anice;
un pizzico di sale;
mezzo bicchiere di vino bianco;
un ciocca di ramerino;
mezzo bicchiere di acqua;
1,5 Kg di uva nera da vino (o comunque più ce n'è più la schiacciata è buona!!).

Procedimento:
Facciamo soffriggere il ramerino nell'olio per insaporirlo, mentre, nel frattempo, facciamo sciogliere il lievito nell'acqua tiepida. Setacciamo la farina con lo zucchero, uniamo l'olio soffritto con  il ramerino, l'anice ed il vino ed impastiamo. Infine aggiungiamo il lievito sciolto nell'acqua ed impastiamo il tutto con le mani fino ad ottenere un composto omogeneo e ben amalgamato. Facciamo una palla e mettiamola in una ciotola coperta con un canovaccio. Facciamo lievitare in  un luogo al caldo, lontano da correnti d'aria per circa 1 ora e mezzo/due ore.  
Nel frattempo schicchiamo i grappoli di uva e mettiamo l'uva a macerare con un paio di cucchiai di zucchero.
Quando l'impasto sarà lievitato, lo dividiamo in due parti uguali. 
Ungiamo la teglia con un pò di olio e stendiamo una delle due parti di impasto delle stesse dimensioni della teglia. Quindi disponiamo sopra l'impasto circa i 3/4 dell'intera quantità di uva, pressandola in modo che affondi nell'impasto. Poi stendiamo l'altra parte dell'impasto delle stesse dimensioni della teglia e disponiamola sopra l'uva in modo da coprirla. Infine spargiamo l'uva rimasta sopra la superficie della pasta pressandola, la spolveriamo con un paio di cucchiai di zucchero e la condiamo con un filo di olio.
Inforniamo a 220° per circa 10 minuti, poi abbassiamo il forno alla temperatura di 200° e facciamo cuocere per altri 30 minuti. Durante la cottura si formerà ai bordi della teglia un liquido rilasciato dall'uva, liquido che andremo a raccogliere e cospargere ripetutamente sopra la schiacciata durante la cottura, affinchè si caramellizzi l'intera superficie del dolce.
Quando la schiacciata sarà cotta, la togliamo dal forno, la facciamo intiepidire, (ma non troppo perchè altrimenti il caramello creato dal liquido dell'uva zuccherata si raffredderà e non riusciremo più a staccarla dalla teglia) e poi la tagliamo in tanti quadrati e la serviamo. 

************
E con questa ricetta ho deciso di partecipare, seppur in extremis, al contest di Mamma Papera's Blog, Lievitami il cuore,  perchè la Schiacciata con l'uva è una ricetta che occupa un posto speciale nel mio cuore, non solo perchè è un dolce tradizionale della mia famiglia che viene gelosamente custodito e orgogliosamente tramandato di generazione in generazione, ma anche e sopratutto perchè è il dolce che meglio ricorda la mia cara nonna Assuntina, che purtroppo se ne è andata qualche anno fa, lasciandoci però una immensa e profonda tradizione culinaria... e perchè è un dolce impastato a mano, alla vecchia maniera, usando tanto olio di gomito e quindi non posso negarvi che quel bel Kenwood in palio mi fa gola eccome!!!!  ;-)

E già che ci sono partecipo pure al contest di Dolcizie: "Dolcizie d'Autunno"!!!

E infine anche al contest di Federica: La Toscana nel piatto!!!


giovedì 8 settembre 2011

LE PESCHE BIANCHE DELLO ZIO...

Settembre.
Fin da piccola ho sempre questo periodo dell'anno alle conserve e alle marmellate...mi ricordo che mia nonna ogni anno, a fine estate, passava intere giornate a preparare, in quel grosso pentolone, la sua profumatissima pomarola con i pomodori maturi appena raccolti dal suo amato orticello e tanto basilico, una cipolla, una carota, un pò di sedano... e ne faceva talmente tanti barattoli che bastavano per l'intero inverno!...e poi c'erano tutte quelle dolci marmellate con cui poi la mamma ci preparava delle golose crostate per la merenda...Ah....che bei tempi!
Adesso che purtroppo non c'è più la nonna, il compito di preparare la pomarola è stato ereditato da mamma Eliana (e dalla zia) che, non ne prepara certo in quelle quantità industriali che era solita fare la nonna ma ha lo stessa consistenza cremosa, lo stesso sapore deciso e lo stesso profumo di basilico...e di tanto in tanto ci scappa pure qualche marmellata! Oooops, Confettura!
Già,  perchè, per chi non lo sapesse, il termine "Marmellata" si riferisce più propriamente ad un prodotto a base di agrumi, mentre la "Confettura" si ottiene con tutti gli altri tipi di frutta. La differenza è nella percentuale di frutta utilizzata, che mentre nella marmellata si aggira intorno al 20%, nella confettura può variare dal 35% al 45%.



Ma tornando a noi...
Quest'anno, ad esempio il pesco dello zio era stracarico di pesche bianche, profumatissime e dolcissime, morbide come il velluto, succose e mature, ne aveva fatte talmente tante che, non riuscendo a mangiarle tutte prima che cadessero in terra e marcissero, abbiamo pensato di farci una golosa marmellata confettura....
O meglio, io, che non ne potevo più di mangiare pesche giorno e notte, ho proposto alla mamma di farci una bella marmellata confettura da spalmare sulle fette biscottate a colazione, ma lei  "No, no, le pesche dello zio non si sciupano per fare la marmellata, sono troppo buone, vanno mangiate così!" 
Ma...indovinate? Sono bastati un paio di giorni per convincerla a conservare quelle profumatissime pesche per le colazioni invernali invece che farne indigestione adesso, che, rientrata a casa da un weekend passato al mare, mi sono trovata in dispensa un bel barattolo di marmellata!
"Mamma questa che cos'è?" 
"E' una marmellata, l'ho fatta con le pesche dello zio!!" 
O__O 
"Fammela assaggiare!?" 
Era così delicata e dolce che ha dovuto strapparmi il barattolo di mano o l'avrei finita a forza di cucchiaiate! :-) E meno male che "le pesche dello zio non si potevano usare per fare la marmellata"!!! Sono quasi più buone così che al naturale!!
Quindi non mi rimane altro che mostrarvi la marmellata confettura di pesche bianche più buona che ci sia...quella della mia mamma!...fatta con pochi semplici ingredienti ma con tanta cura e tanto amore...e con le pesche dello zio ovviamente!! ;-)

CONFETTURA DI PESCHE BIANCHE


Ingredienti:
1kg di pesche (pulite e mature)
700gr di zucchero.

Procedimento:
Laviamo e sbucciamo la frutta, togliamo il nocciolo e riduciamole in grossi pezzi. Nel frattempo facciamo sterilizzare i vasetti facendoli bollire a capo in giù in una pentola con il cestello.
Mettiamo le pesche, ed il loro succo, in una pentola  e facciamo bollire per circa 30 minuti.
Quindi passiamole e rimettiamole a bollire per circa 1 ora e mezzo.
Aggiungiamo lo zucchero alla passata di pesche e facciamo bollire il tutto per altri quindici minuti, dopo di che sistemiamo la marmellata ancora calda, nei vasetti precedentemente sterilizzati. Chiudiamoli, mettiamoli a bagno nell'acqua e facciamoli bollire per dieci minuti. In questo modo la confettura durerà tutto l'inverno.

E con questa ricetta partecipo al contest di Vale "Colazione? Si grazie!" 

sabato 9 ottobre 2010

DI RICORDI E DI MELE...UBRIACHE!

Ho avuto la fortuna di crescere con quattro spledidi nonni al mio fianco: il nonno Nello, abile cacciatore di fagiani, che quando andavo a fargli visita mi dava sempre un *fru fru* (i wafer), la nonna Elvira, che mi portava sempre con se a fare la spesa, e ogni volta che andavamo in macelleria il macellaio mi dava sempre una fetta di mortadella da mangiare mentre aspettavamo il nostro turno, il nonno Sergio, un artista nella lavorazione del legno, che mi portava sempre giù in cantina a farmi vedere le sue creazioni, e poi c'era lei la nonna Assuntina.
L'Assuntina era la nonna che ogni volta che andava dalla parrucchiera tornava con i capelli di un colore diverso, quando violetti, quando azzurrini, perchè si ostinava a non volerli lasciare bianchi, era la nonna che mi preparava il pane con il vino e lo zucchero per merenda, la nonna con cui andavo a rubare le pannocchie nei campi, la nonna che mi ha svelato la favola di Babbo Natale, quella che faceva la calza e cuciva a macchina.
Ma la nonna Assuntina era anche una gran cuoca.
Purtroppo spesso capita che ci si rende conto dell'importanza delle persone solo quando non ci sono più.
E non vi dico quanto vorrei aver avuto la possibilità di conoscerla meglio, perchè non era solo quella donna che si lamentava dei suoi malanni e andava ogni poco dal dottore a farsi visitare credendo di essere malata, era anche bravissima a cucinare.
E me ne rendo conto solo ora, leggendo le ricette lasciate in eredità alla mamma.
La sua non era una cucina ricercata, era semplice e molto tradizionale, si basava prevalentemente sulla cacciagione (che il nonno e lo zio portavano a casa dopo le loro lunghe giornate di caccia) e la pasta fatta in casa. Ma i suoi dolci erano strepitosi: spaziavano dal modernissimo Cheesecake (che lei chiamava *dolce al philadelphia*) alla più classica Torta di mele, dalla fioretina Schiacciata con l'uva, alle Frittelle, e poi c'era la Torta rovesciata all'ananas, i Cenci...
Ma alla nonna piacevano molto anche le mele cotte.
Così l'altro giorno avevendo una quantità ingente di mele da smaltire, ho pensato bene di cucinarle alla sua maniera: cotte in forno con il vino e lo zucchero.
Non so che nome abbia questa ricetta, io le ho semplicemente ribattezzate Mele ubriache, perchè secondo me è il nome che più gli si addice, ma girovagando nel web mi sono accorta che è una ricetta abbastanza conosciuta sotto il nome di Mele al forno.
Pur essendo una ricetta antica e è anche un modo originale per smaltire un pò di mele, perchè in fase di cottura le mele, cosparse di zucchero e bagnate con il vino si caramellizzano diventando estremamente dolci.
Insomma, è una di quelle ricette da preparare un pò ad occhio, in base ai gusti di ciascuno di noi ma che vi consiglio fortemente di provare perchè è davvero golosissima!!!

MELE UBRIACHE AL FORNO

Ingredienti:
Mele;
Zucchero semolato;
Vino
Cannella (facoltativa, ma secondo me ci sta benissimo!)

Procedimento:
Laviamo le mele, e, senza sbucciarle,priviamole del torsolo. Posizioniamole quindi in una pirofila con la cavità rivolta verso l'alto.
Spolveriamole con abbondante zucchero semolato.
Irroriamole di vino rosso e aggiungiamovi qualche cucchiaio di acqua.
Inforniamole a 250° per una ventina di minuti o comunque fino a quando non risulteranno morbide.


Con questa ricetta partecipo inoltre al Contest di Meggy: Sapore di Ricordi

venerdì 16 luglio 2010

PROFITEROL

In questo periodo il tempo è quello che è per mettersi a strogolare in cucina, la voglia è offuscata dal caldo e la gola è tenuta a freno dalla "prova bikini"... per ciò oggi vi propongo un dolce che non mi piace! Come? direte voi... Beh, si, il profiterol o meglio, quello che da noi [non chiedetemi perchè perchè non ne ho la più pallida idea] viene chiamato "bongo", è forse l'unico dolce che non mi piace, perchè nonostante sia una grande fan del cioccolato, non posso dire altrettanto per le bigné [o bignoline, come le chiamo io, italianizzandole un pò] e, in particolare, non mi piace molto l'abbinamento panna [con cui sono riempite le bignè] e cioccolato [con cui sono ricoperte]... 
Tuttavia ho pensato di parlarvi di questo dolce perchè è quello che in genere va per la maggiore a casa mia e, l'unico, che si limita a preparare la mamma, o meglio l'unico che le è permesso di preparare, dato che oramai, avendo assunto io il monopolio dei dolci, lei ha completamente rinunciato a prepararli. ^-^
Insomma, se ve ne parlo è perchè comunque è dolce molto popolare, sopratutto nella sua versione classica, ed è adatto ad ogni stagione, perchè volendo, d'estate, per evitare di accendere il forno, potete comprare direttamente le bignè pronte e farcirle di gelato o mousse oppure sostituire la salsa al cioccolato con una crema al limone, molto più fresca e decisamente più indicata per il periodo estivo!
Quella che vi propongo è la ricetta della mamma, ereditata dalla mitica nonna Assuntina, è una di quelle ricette, probabilmente le migliori, che si fanno un pò a occhio, per cui perdonatemi se nell'indicarvi gli ingredienti pecco di inesattezza! Ah, potete evitare di colorare la panna di azzurro, noi l'avevamo fatto in occasione dei diciotto anni di mio fratello... eh, si, finalemnte ho trovato i ltempo di postarvi la ricetta del secondo dolce fatto i nquell'occasione... meglio tardi che mai no?!?

PROFITEROL


Ingredienti:

- CREMA CHANTILLY:
250 gr di panna;
50 gr di zucchero a velo;
qualche goccia di essenza di vaniglia;
- SALSA AL CIOCCOLATO
100 ml di latte,
200 ml di panna,
100 gr di zucchero;
300 gr di cioccolato fondente
100 gr di cioccolato al latte;
60 gr di burro;
2 tuorli

- bignè pronte

Procedimento:
Innanzitutto preprariamo la salsa al cioccolato: Sbattiamo, con le fruste elettriche, i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e gonfio. Nel frattempo mettiamo sul fuoco, in una pentola dal fondo pesante, la panna con il latte. Quando inizia a bollire, vi aggiungiamo i tuorli precedentemente sbattuti con lo zucchero, la cioccolata a pezzi ed il burro, mescolando costantemente con un cucchiaio di legno per almeno tre minuti, finchè il composto non sarà omogeneo. A questo punto lasciamo raffreddare la salsa.
Prepariam oquindi la crema chantilly: Montiamo la panna con uno sbattitore; appena la panna sarà montata, sempre sbattendo, aggiungiamo gradatamente lo zucchero al velo e qualche goccia di essenza di vaniglia.
A questo punto prepariamo il profiterol: Aiutandoci con un sac a poche o con una siringa iniettiamo la crema chantilly nei bignè. Prendiamo un bignè alla volta e immergiamolo nella salsa di cioccolato e disponiamoli quindi su un vassoio da portata a "montagnetta". Decoriamo con qualche ciuffetto di panna.

NB: è sempre meglio evitare di preparare il dolce il giorno prima, perchè altriemnti le bignè perderanno la loro consistenza e si inumidiranno troppo, è consigliabile quindi di prepararlo qualche ora prima di servire e tenerlo in frigo fino al momento.

mercoledì 21 aprile 2010

TORTA ROVESCIATA ALL'ANANAS CON PINOLI

Oggi è il compleanno della Cri, una mia collega di lavoro, anzi LA collega di lavoro dato che è semplicemente unica, di una simpatia indescrivibile, dei modi di fare inconfondibili...insomma impossibile non divertirsi insieme a lei, è sicuramente una delle persone più solari che conosco, di quelle che riescono a farti sorridere anche quando hai il morale sotto ai piedi... Il suo ocmpleanno non poteva passare di certo inosservato! Quindi quale miglior occasione per portare a lavoro uno dei miei dolci se non oggi?
Così ieri sera, mi sono messa a strogolare un pò in cucina per fare un dolce semplice, ma di effetto, senza cioccolata e con la frutta (perchè comunque siamo tutti un pò a dieta, bisogna ripristinare la linea in vista dell'estate, o quanto meno ci porviamo) e soprattuto non troppo impegnativo (anche se mi sarebbe piaciuto fare una bella torta decorata) perchè purtoppo non avevo molto tempo a disposizione...mi è subito venuto in mente questa fantastica torta rovesciata all'ananas, molto particolare in quanto si deve far caramellare lo zucchero per poi aggiungerci sopra le fette di ananas così che una volta che la torta sarà rovesciata avranno un bell'effetto e un buonissimo sapore.
E'una ricetta della nonna Assuntina (con la piccola aggiunta del rum), tramandata come sempre di madre in figlia, che recentemnete ho scoperto essere molto popolare come dolce...e io che credevo che fosse una torta strana e singolare!!!... Eh si, la nonna Assuntina era proprio brava, praticamnete le ricette di base della pasticceria le conosceva tutte! Chissà dove sarà andato a finire il suo ricettario... 
Ricordi a parte, il fatto è che questa torta è stata un successone, apprezzata da tutti (capo compreso) sia per la bellezza che la bontà... insomma, un incentivo a portare altre mie creazioni a lavoro perchè si sa, un dolcino a metà mattina durante la pausa caffè è sempre ben accetto!

TORTA ROVESCIATA ALL'ANANAS CON PINOLI

Ingredienti (stampo dal diametro di 26 cm):
180 gr farina;
120 gr zucchero semolato;
3 uova;
150 gr burro;
1/2 bustina di lievito;
1 bicchierino di rum;
anans scioroppato a fette;
pinoli

Procedimento:
Innanzitutto prepariamo l'impasto: mescoliamo bene con le fruste elettriche i tre tuorli con 90gr di zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro e gonfio. A questo punto aggiungiamo 75gr di burro continuando a mescolare bene fino ad ottenere una specie di crema/pomata. Montiamo quindi le chiare a neve ben ferma e aggiungiamole al composto facendo attenzione a non smontarle. Infine uniam ola farina e il lievito setacciati insieme ed il rum.
Prepariamo quindi il caramello: mettiamo il rimanente zucchero (30gr) ed il rimanente burro (75gr) nella tortiera e scaldiamola sul fornello. Man mano che lo zucchero inizia a caramellarsi (attenzione a non bruciarlo) facciamolo scivolare nella tortiera per bene fino a ricoprire anche i lati. Una volta caramellato e ben distribuito per tutta la teglia disponiamovi sopra le fette di ananas, e quindi versiamo sopra l'impasto.
Inforniamo a 180° per circa 40 minuti. Una volta cotta la facciamo raffreddare completamente prima di rovesciarla sul vassoio altriemnti rischiamo che si rovini.

domenica 7 febbraio 2010

FRITTELLE DI RISO


Tempo di Carnevale, tempo di frittelle.
Molti qui in Toscana preparano queste frittelle per la festa del papà, cioè il giorno di San Giovanni, sostengono infatti che San Giuseppe sia il santo delle frittelle, perché come di secondo mestiere faceva il friggitore, mia nonna (che era una gran cuoca e che ha trasmesso prima alla mia mamma e poi a me i suoi fantastici "geni da pasticciera")  le preparava per la Domenica delle Palme, mia mamma per Carnevale...beh in fondo si sa a Carnevale c'è gran voglia di far baldoria, divertirsi e celebrare questa con i dolci più "trasgressivi", stuzzicanti e golosi, come appunto i dolci fritti, proprio perchè il Carnevale precede quel periodo di astinenza e  digiuno che dovrebbe essere appunto la Quaresima.
Per cui, sebbene io non sia una fan della frittella o, più in generale, dei dolci fritti, ho deciso di condividere con voi la ricetta di queste sfiziose fritteline di riso che io e mia mamma stiamo preparando ormai da due giorni per amici, parenti  ecc., e che hanno davvero un successone tra i golosoni che le mangiano...


FRITTELLE DI RISO (della nonna Assuntina)

Ingredienti:
500 gr di riso;
500 gr di latte;
2/3 bicchieri di acqua
5 uova:
1 scorza di limone;
300 gr di zucchero;
1/2 bicchiere di rum;
1/2 bustina di lievito;
4/5 cucchiai di farina
125 gr di uvetta;
50 gr di burro;
la scorza di un arancia
zucchero semolato per guarninre

Procedimento:
Mettiamo a cuocere in una pentola capiente il riso con il latte e un paio di bicchieri di acqua, mescolando costantemente (altrimenti si attacca) e aggiungendo, se necessario, altra acqua (precedentemente riscaldata) nel caso in cui risultasse troppo sodo. Quando il riso sarà quasi cotto, ci aggiungiamo lo zucchero, la scorza del limone e il burro, mescolando bene, e portiamo al termine la cottura del riso che deve risultare abbastanza sodo ma non asciutto.
Mentre lo lasciamo raffreddare, tritiamo nel mixer la scorza dell'arancia, che andremo ad aggiungere, insieme all'uvetta ed il rum nel riso quando questo si sarà completamente raffreddato. Infine uniamo i tuorli e mescoliamo bene.
Montiamo quindi a neve ferma gli albumi e versiamoli nel composto, insieme alla farina ed il lievito, mescolando bene per farli amalgamare. Facciamo quindi delle "palline" (della grandezza di una pallina da golf) aiutandoci con due cucchiai e facciamole friggere in una padella con abbondasnte olio ben caldo a fiamma bassa.
Le frittelle saranno pornte quando inizieranno a dorarsi.
Una volta scolate dall'olio le facciamo scocciolare sulla carta assorbente e quando saranno fredde le facciamo rotolare in una ciotola piena di zucchero semolato.
Vi consiglio di preparae il riso il giorno prima perchè, così facendo, i profumi dell'uvetta e dell'arancia si amalgano e si diffondono in tutto l'impasto e di aggiungere poi le uova e la farina poco prima di friggerle, il giorno dopo.
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